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Enrico Bergamini su l'Eco di Bergamo


Da l'Eco di Bergamo del 23 gennaio 2014, un articolo a firma di Renato Magni che parla di Enrico Bergamini.

Sassofonista di 22 anni vola da Parre a Boston e vince un concorso jazz
Alla sempre più nutrita pattuglia di giovani in fuga da questa nostra povera patria si deve aggiungere un nome, quello di Enrico Bergamini, classe 1991, nato in quel di Parre, all’incrocio tra alta Valle Seriana e piana di Clusone. Un ragazzo che ha imbracciato sin da preadolescente il sassofono e che ora giunge agli onori della cronaca perché a Dallas, diverse migliaia di chilometri più a Ovest, ha vinto una borsa di studio grazie a una composizione con la quale ha partecipato a un concorso riservato a studenti di college, università e scuole di musica degli Stati Uniti. Grazie a «Convergence», brano a forte viraggio funky, ha ottenuto il primo posto per la miglior composizione originale nella categoria «Small instrumental group». Bergamini è uno che ha affrontato la sua «passion predominante» per la musa di Orfeo con molta solidità orobica. In questo caso rivendicare le radici del carattere locale non può certo apparire gretto provincialismo, visto che il giovane bergamasco ha superato ansie e inquietudini solcando l’Oceano per dar vita al suo sogno.La sua precoce passione musicale l’ha portato dapprima a iscriversi ai corsi di sassofono classico del Conservatorio «Luca Marenzio» di Brescia. Convinto che il principale strumento per esprimersi dovesse essere l’ottone inventato dal francese Adophe Sax, ha attraversato l’Oglio, dove la classe di sassofono c’è, rivelando da subito carattere e determinazione. Ancor prima di conseguire il diploma in strumento ha sostenuto le selezioni europee del prestigioso Berklee College of Music di Boston, a Parigi, conquistando l’accesso in uno dei santuari mondiali della didattica della musica d’improvvisazione. Proprio sul versante della jazz composition si è distinto, al punto che i suoi docenti americani l’hanno invitato a cimentarsi nel concorso di Dallas. Ecco così maturato questo primo, importante riconoscimento. Suo docente a Brescia è stato Gianni Alberti, musicista in buon equilibrio tra cultura classica e jazz. «Enrico è arrivato da me che era ancora alle scuole medie. Prima di arrivare a Brescia aveva studiato con un altro mio allievo bergamasco, Paolo Camponuovo».Un ragazzo determinato: «Aveva già in mente di fare qualcosa inerente alla musica improvvisata ma con me ha studiato il repertorio classico. Un ragazzo studioso, sempre preparato. E molto, molto appassionato. Non è facile trovare giovani così competenti». E riesce a conciliare lo studio dello strumento e l’impegno scolastico: «Enrico deve però anche ringraziare i suoi genitori che l’hanno assecondato. Per molti anni i suoi lo hanno accompagnato regolarmente due volte la settimana da Parre a Brescia per seguire le lezioni di strumento».Alberti è ancora in contatto con il suo allievo: «Proprio durante le vacanze di Natale è venuto a farmi sentire le sue composizioni, anche quella che ha vinto il concorso. La sua è davvero una bella scrittura». Per un giovane un’esperienza del genere all’estero «è fondamentale» sottolinea il docente. «Dal punto di vista della formazione in Italia non abbiamo molto da invidiare all’estero. Abbiamo didatti e artisti di qualità. Il problema vero è che mancano le opportunità, mancano i sostegni per potersi avventurare nel lavoro di musicista. È soprattutto all’estero che, per esempio, puoi vincere cospicue borse di studio come quella assegnata a Enrico. Ai miei allievi io dico di cercare spazi e occasioni all’esterno, e i giovani lo stanno facendo. In questo momento un altro mio studente è a Londra. Sono molti quelli che si spostano in Olanda, Svizzera, negli Stati Uniti, in Francia». C’è da augurarsi di poter accogliere nuovamente alle nostre latitudini queste giovani energie, queste eccellenze in trasferta. Per il momento accontentiamoci di compiacerci per i riconoscimenti che altrove sanno tributare ai ragazzi italiani. Renato Magni

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